“Molti ristoranti – spiega il segretario provinciale di Fratelli d’Italia a Trieste Claudio Giacomelli – sono già aperti per le consegne a domicilio, che spesso vengono effettuate da società che richiedono percentuali altissime, fino al 20 per cento, e che gravano sui loro bilanci. In questo modo l’imprenditore viene sottoposto all’obbligo di un insensato balzello che potrebbe essere facilmente evitato fornendo l’alternativa dell’asporto”. “Inoltre – aggiunge Nicole Matteoni, vicesegretario di Fratelli d’Italia Trieste – ci sono ristoranti che non hanno la possibilità di effettuare le consegne a domicilio ma ben potrebbero organizzare il servizio per asporto”.
L’asporto – prosegue la segreteria di Fratelli d’Italia – dovrebbe avvenire in modo organizzato, per esempio solo su prenotazione e con ingresso per il ritiro di una persona al massimo all’interno dell’attività commerciale, come già avviene per tante altre attività e che permetta di ripartire al settore della ristorazione arginando il balzello delle consegne a domicilio”.
“Non vediamo grosse differenze tra il ritiro di generi alimentari come frutta o carne nei negozi specializzati ed  l’eventuale ritiro di un prodotto già cucinato, mantenendo sempre tutte le misure di sicurezza”.
Permettere le ordinazioni per asporto – è la conclusione – porterebbe un vantaggio sia ai ristoratori (categoria tra le più colpite economicamente dall’emergenza sanitaria ) – che ai clienti aiutando soprattutto la ristorazione nei rioni“.
“Per questo chiediamo alle Autorità locali di fare fronte comune con le associazioni di categoria per porre con forza la questione sul tavolo della Fase 2 del Governo centrale”

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